Comprendere il televisore a LED

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LED imperfetti

La matrice LCD dello schermo ha la funzione di lasciar passare più o meno luce emessa dalla retroilluminazione. I colori su ogni pixel si ottengono applicando semplicemente un filtro rosso, verde o blu che converte la luce bianca della retroilluminazione. La costituzione di questo “bianco” influenza quindi direttamente la qualità dei colori sullo schermo. Per questa operazione, gli schermi convenzionali utilizzano dei LED bianchi. Questi ultimi non producono una qualità cromatica impeccabile. Infatti, un LED bianco è in realtà un LED blu al quale si aggiunge uno strato di fosforo che converte una parte di questa luce in luce parzialmente verde e rossa. Questa miscela non è perfetta, poiché prevede una forte presenza del blu, producendo quindi spesso dei colori molto freddi. Per risolvere questo problema, i costruttori di televisori hanno pensato di utilizzare dei quantum dot invece dei fosfori.

 

Come funzionano?

I quantum dot non sono un’invenzione così recente. La loro invenzione si deve ai laboratori Bell che li hanno sviluppati fin dal 1982! Si tratta di nano-cristalli, grandi tra i 2 e i 3 nanometri, che hanno la proprietà di riemettere la luce che ricevono modificando il suo colore. Il colore prodotto dipende nella fattispecie dalla loro grandezza, per andare dal blu al rosso o dal blu al verde. I costruttori hanno quindi avuto l’idea di sostituire i LED bianchi imperfetti con dei LED blu sui quali viene posato uno strato di quantum dot completando così lo spettro dei colori della retroilluminazione, per un bianco perfetto e dei colori più ricchi.

 

Quali vantaggi?

L’utilizzo di quantum dot è una vera rivoluzione nel piccolo mondo dei televisori. L’efficacia dei quantum dot è molto più alta di quella dei fosfori utilizzati precedentemente. Per uno stesso consumo elettrico si ottiene più luminosità, essenziale per beneficiare dei futuri contenuti HDR. L’ultimo nato della gamma, il televisore TCL Xclusive.X1 è munita di una retroilluminazione a quantum dot per produrre uno spettro di colori molto ampia. Beneficia anche della certificazione Ultra HD Premium che richiede uno spazio colorimetrico che copre per il 90% la norma DCI-P3 in vigore nell’industria del cinema negli Stati Uniti. Raggiunge addirittura il 96% di questo spettro.

Al di là della tecnologia, quale è il risultato visibile per lo spettatore? I colori sono più naturali e più equilibrati, nella fattispecie quando sono presenti dei forti contrasti. Semplicemente, si ritrovano i colori filmati e la resa desiderata dal regista.